Il nostro logo 

La Riviera del Brenta è l’ideale continuazione in terraferma del Canal Grande di Venezia.
Da sempre questa terra è stata votata all'ospitalità ed ai piaceri della vita.Lungo il naviglio, oggi, si possono scorgere numerose Ville dall’inconfondibile stile ed eleganza, scorci quasi dipinti, giardini maestosi che permettono di immergersi e rivivere l’atmosfera del tempo in cui i viaggiatori si spostavano con i burci da Venezia a Padova.I Veneziani vi arrivavano con il Burchiello a villeggiare e proprio per questo la Riviera del Brenta è da sempre considerata il Giardino di Venezia. Andrea Palladio, Vincenzo Scamozzi, Giuseppe Jappelli, Giambattista Tiepolo, sono solo alcuni degli illustri nomi che hanno contribuito a rendere questo territorio incredibilmente interessante per tutti gli amanti dell'arte.La proposta del logo dell’ecomuseo prende spunto da queste considerazioni, da questa storia, da questo stile che rende unico questo luogo.Si è optato per un soluzione che non descrivesse gli aspetti ambientali, storici o culturali. Questo avrebbe evidenziato inevitabilmente un aspetto subordinandone altri. Si ritiene che la Riviera del Brenta debba essere vista, visitata e vissuta nella sua interezza, senza che una sensazione predomini le altre.Un logo astratto che gioca unicamente con il lettering. Le lettere (iniziali delle parole più significative: eco - museo - terre - Brenta) si fondono, legandosi in un gioco di chiaro/scuri, di pieni/vuoti che rappresentano in maniera mataforica i diversi aspetti che è possibile cogliere senza soluzione di continuità lungo tutto il tragitto che unisce Padova a Venezia.Numerosi gli elementi di continuità e coerenza ma altrettanti gli aspetti discordanti e divergenti.I pieni e i vuoti architettonici delle Ville Venete, l’alternanza di luoghi densamente abitati e grandi spazi destinati all’agricoltura e dal grande valore floro-faunistico, la contrapposizione della signorilità delle antiche abitazioni di villeggiatura e la cultura contadina che caratterizza ancora oggi i piccoli paesi poco distanti dal naviglio. Si è giocato con i caratteri, evitando una semplice riproduzione statica e anonima del font ma cercando di renderli un elemento unico e originale nel suo insieme operando legature, tagli, troncamenti, riempimenti...

FONT

Il font usato è un DIDOT, disegnato nel ‘700 da Firmin Didot. Periodo storico che caratterizza alcune delle più importanti ville. Fa parte della famiglia dei romani di transizione, “fratello” del ben più noto Bodoni. Il didot è un carattere geometrico di assoluta purezza ed eleganza, un font che prende dal periodo neoclassico lo stile formale, la precisione del disegno, l’applicazione forzata dei rapporti classici. Aspetti che è possibile trovare in molte ville che caratterizzano la Riviera.
Il payoff (le terre del Brenta) usa invece un font LEGAULT. In questo caso si è scelto un calligrafico perché più informale, meno statico, un elemento di rottura per rappresentare questo luogo in maniera attiva, vivace, in continuo movimento e cambiamento. Legato indissolubilmente alla sua storia ma non ostaggio della storia.

COLORE

Nella versione a colori si è scelto di lavorare sempre con soli due colori: il nero e il verde acqua. Il nero è nel mondo occidentale sinonimo di eleganza e signorilità (storia, cultura, architettura della Riviera del Brenta) mentre il verde, con questa particolare nuance, identifica l’aspetto più ambientale e naturalistico (sia la terra che l’acqua).Il verde è il simbolo della speranza, al verde corrispondono sensazioni di solidità, stabilità, equilibrio, forza e costanza ed un comportamento caratterizzato dalla perseveranza.Il logo, sia a colori che in bianco/nero, positivo o negativo, è facilmente riproducibile in tutti i sistemi di stampa. Gli elementi che lo costituiscono non presentano gradazione tonali o sfumature che ne limiterebbero la riproducibilità in particolari ambiti o supporti di stampa. Può essere declinato su molte applicazioni (T-shirt, ombrelli, penne, ...) in 2 soli colori (pantone process black e pantone 319 C) senza prevedere particolari varianti e con conseguente riduzione dei costi di realizzazione.

Il logo è stato scelto tramite un concorso di idee. Quello scelto è di Matteo Dittadi.
Gli altri partecipanti al concorso sono stati: Enrico Bugin, Luca Carrara e Valentina Dal Corso.

Il logo:
ecomuseo_colori

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